ANT – il videomaker ufficiale del mondo QL racconta la sua storia.

La mia passione per i computer è stata conseguente a quella che ho sempre avuto per la tecnologia ed in particolare per la televisione ed il video ( miei interessi ben precedenti a quello per i computer ). Al QL, quando lo presi nel 1986, ci sono arrivato pensando ingenuamente di poterlo usare per fare video. Non mi interessava di per se come computer. La metà degli ’80 era un’epoca che iniziava ad essere abbastanza avanzata per la videoregistrazione analogica domestica, ma ancora immatura per l’elaborazione non lineare ( digitale ) delle immagini video-magnetiche, possibile solo con il computer appunto. L’epoca e l’accessibilità alla manipolazione dell’immagine animata numerica per il grande pubblico, é iniziata dagli anni ’90 inoltrati in poi.
Anche se dal QL più di tanto non si poteva ottenere in termini video, il tempo che cominciai a dedicargli per conoscerlo per i miei scopi, produsse comunque il risultato di farmici affezionare. Dall’inizio degli anni ’80 lavoravo al banco di un negozio di sei vetrine con annesso centro stampa offset, dove si vendevano forniture di stampati vari ( fiscali e non ), di articoli notarili e per ufficio. In quei locali oltre che dei clienti, avevo l’incarico di occuparmi anche dei fornitori.

Gestionale vendite

Al QL quindi cominciai a pensare come supporto informatico al mio lavoro. In particolare alla vendita, che ne era una buona parte. Il titolare dell’attività non credeva che fosse fattibile gestire in real time di fronte ad un cliente, ad esempio, la vendita di timbri e targhe personalizzate. Conoscendo bene il mio lavoro e cominciando ad avere un po di confidenza con la programmazione in Superbasic, io pero’ intendevo provare a realizzare un sistema gestionale che applicasse l’informatica alla mia esperienza. Fui libero di provare, ed é da quel “progetto gestionale” che ha avuto origine la modifica hardware del mio primo QL. Quello che ho portato nel 2014 a Modena.
Modifica estetica e funzionale resasi necessaria poiché non potevo certo pensare di mettere sul banco al pubblico il QL originale con la pletora di cavi e cavetti che lo collegavano, in maniera disordinata e piuttosto labile, all’alimentatore, al monitor, alla stampante, alle schede esterne ed ai floppy disc. Dopo aver realizzato durante il 1985 un primo prototipo per mettere assieme in un solo contenitore ( la QL-BOX ) che fabbricai su misura, tutto quello che c’era all’esterno del computer per il QL di Paolo, per il mio QL decisi di procedere ad una trasformazione più completa e radicale. Mettere l’intera elettronica del computer, e tutto quello che vi era collegato, in un unico contenitore progettato ad hoc lasciando solo la tastiera come periferica esterna.
Per poterlo fare pero’ rimaneva un’ostacolo di non poco conto da superare e del quale non sapevo se esistesse una soluzione suggerita o un prodotto in commercio in grado di risolvere. Le schede di espansione del QL fanno capo al connettore da 64 piedini alla sinistra della mainboard. Il QL già di suo era molto lungo, per il mio caso poi l’aggiunta in catena della scheda RAM ( ThruConRam 512 KB ) e della SuperQboard ( solo interfaccia floppy con zero RAM ), lo allungavano a dismisura oltre a divenire troppo esposte a flessione o torsione, con conseguente alta probabilità di una disastrosa disconnessione accidentale a caldo. All’epoca l’unica fonte di informazione tecnica erano le riviste. Quelle italiane men che mai trattavano di argomenti del genere e quelle inglesi ( come QL World ), che forse qualcosa al riguardo dicevano, qui da noi erano nonostante tutto ancora merce rara.
Obtorto collo quindi, decisi di “rischiare alla cieca” provando a fabbricare ex novo un cavo a piattina ( con due connettori Amphenol e 128 saldature certosine ) lungo una decina di centimetri che piegato di 90° mi permettesse di collegare le suddette schede perpendicolarmente alla mainboard. Nonostante i pareri contrari / pessimistici espressi su una tale operazione da Paolo e da un altro amico esperto di elettronica, fui assistito dalla fortuna.
Il cavetto-piattina artigianale di estensione del bus dati funziono’ al primo colpo ( sorprendentemente ) senza nessun problema.
Procedetti quindi all’estrazione di tutta l’elettronica dal guscio nero originale del QL come pure da quelli della ThruConRam e della SuperQBoard ( sostituite poi dalla più corta e potente GoldCard ) ed alla costruzione del case e della tastiera, operazione che ho portato a termine tra il 1987 e il 1988.
Nel case ( QL Work Station ) ho integrato tutto ( mainboard QL, alimentatore, schede espansione, unità floppy e connettori esterni). La prima tastiera che collegai al QL cosi’ modificato era quella piatta capacitiva di un clone PC. Funzionava ma aveva un grave problema di bouncing dei tasti. In pratica la singola pressione di un tasto produceva a video una quantità incontrollata di caratteri. L’8049, che se non ricordo male era il Chip che controllava le periferiche, non riusciva a gestire correttamente gli input di quel tipo di tastiera. La tastiera di un vecchio terminale dismesso, con il meccanismo dei tasti più spesso, invece funzionava perfettamente. Cosi’ estrassi le meccaniche di ogni singolo tasto dal loro guscio originale ( troppo grande e pesante ) per metterle nella mia nuova tastiera autocostruita. Il “caso” volle che l’asta del meccanismo dei tasti fosse con sezione a croce e della stessa misura delle coppiglie dei tasti del QL, per cui potei montare i tasti originali del QL sulla mia tastiera DIY completando il lavoro.
Tra la fine del 1988 e l’estate del 1990 scrissi poi parte di quel sistema gestionale di vendita che avevo in mente. Non avendo particolare esperienza di programmazione seppure alla fine degli anni ’70 avessi frequentato un paio di corsi di formazione ( Cobol e Assembler per mainframe ), riuscii a produrre alcuni moduli per la gestione vendita di timbri, targhe e documenti fiscali. Tutto in Superbasic non compilato cosi’ da poter apportare modifiche e correzioni al volo.
Quelli erano i primi anni a vedere la diffusione delle interfacce GUI tipo GEM controllate da mouse sui computer. Già allora ero un “graphic addicted” ed avevo giochicchiato con ICE, la prima GUI ad icone per QL realizzata dalla Eidersoft nel 1985. Un bel giochino appunto, attraente ma ancora limitato e poco pratico. Nello stesso anno ABC Elektronic pubblico’ Giga-Basic, un davvero ben fatto tool di espansione grafica integrabile direttamente nei programmi SuperBasic. Ben più efficiente ed utilizzabile di ICE. Me lo procurai e man mano che lo studiavo ne tradussi contestualmente in italiano il manuale.
Poiché il software gestionale che avevo in mente sarebbe stato visibile al pubblico ( ma anche per praticità di utilizzo ) dovetti pensare anche ad una interfaccia che permettesse di navigare tra le opzioni del programma in modo veloce ed intuitivo. Il QL é un computer nato con controllo a linea di comando testuale, ma non era certo quella la tipologia di interfaccia migliore per il mio programma. Avevo bisogno di un’interfaccia grafica con menù a tendina ed icone. Non esistendone una standard ne creai una personalizzata sfruttando le funzionalità di quel GigaBasic che avevo appena imparato ad usare, nei limiti permessi dalla massima risoluzione del QL. Sempre appoggiandomi i comandi dedicati del GigaBasic realizzai anche un set di icone personalizzate.
L’ultima parte del software che mancava era la gestione della stampa degli ordini fatti al banco dai clienti. Qui il problema era che i moduli sui quali andava eseguita la stampa esistevano già ed erano fatti per essere compilati a mano. Nel 1987, per un botto di danaro, comprai una Mannesman Tally MT80. In quel momento una delle più quotate stampanti ad aghi. Ci litigai per un po, ma alla fine riuscii a pilotarla in modo che stampasse negli appositi spazi, sul modulo a mano, tutte le informazioni raccolte ed elaborate dal programma durante l’acquisizione dell’ordine.
Come ho detto all’inizio, il progetto di software gestionale che avevo in mente era pensato per essere modulare. La ragione risiedeva nella complessità e nella differente modalità di elaborazione delle informazioni richiesta dalla vendita di timbri, targhe, documenti fiscali, carte intestate / stampati vari ed articoli per ufficio. Dividere per moduli l’elaborazione di un entità complessa serve a semplificare il lavoro di gestione della medesima. I moduli altro non sono che singoli programmi ( in basic ) dedicati e separati che si richiamano tra di loro e facenti capo ad un programma indice generale che viene richiamato sullo schermo da ognuno dei moduli al termine della propria parte di elaborazione. Dopo il programma di gestione generale, il primo modulo che scrissi fu quello per la vendita di timbri standard e personalizzati, modulo che ritenni sarebbe stato il più veloce a farsi rispetto agli altri ( a torto col senno di poi… ).
L’intero sistema ( HW + SW ) nella primavera del 1990 fu quindi completo dal lato HW ed in grado di cominciare a gestire con tutte le possibili opzioni, dall’acquisizione alla stampa dell’ordine, la vendita di timbri. Oltre che da tastiera potevo controllare il QL anche con il mouse QIMI. Non avendo ancora la GoldCard ( che venne messa in vendita da Miracle dal 1991 ) e girando in modalità grafica in basic interpretato e non compilato, il sistema non era un fulmine in termini di reattività. Ciononostante era sufficientemente pratico ed efficiente per provare a testarlo dal vero.
Prima di portarlo al lavoro, nel luglio di quel 1990, scrissi anche i prototipi dei moduli per la vendita di targhe ( quelle incise sul plexiglass piuttosto che su ottone ) e per la vendita di documenti fiscali ( bolle di accompagnamento, fatture e ricevute fiscali ).
La prova reale in pubblico, pur andando in generale a buon fine, come era ovvio e prevedibile evidenzio’ anche una serie di problemi cui rimediare. La loro soluzione era fattibile pur richiedendo un certo impiego di tempo. Il titolare anche se apprezzo’ quel primo test, vedendolo girare sul QL, macchina per lui sconosciuta, non volle dipendere da un computer non standard ( PC IBM e cloni con Windows e compagnia cantante, nel ’90 erano in piena espansione ) e che solo un suo dipendente era in grado di programmare. Ragion per cui, dopo quella prova, tutto si fermo’ li e riportai quindi a casa la Work Station.
Da qualche tempo avevo fatto l’abbonamento a QL World, che ora mi veniva inviato direttamente a casa. A quella rivista scrissi una lettera con la descrizione della trasformazione del QL e qualche foto annessa. Quando dopo il test di luglio e dopo le ferie di agosto ( quell’anno passate in Scozia ) tornai a casa, ebbi la sorpresa di trovare nella mia casella di posta un plico con due copie ( una omaggio ) del numero di settembre della rivista nel quale era stata pubblicata la mia lettera e due foto del QL trasformato. Una piccola soddisfazione.
Dopo buoni tre anni dedicati al progetto gestionale un po mi dispiacque non poter completare il sistema per sfruttarlo. Ma visto che lo stop di quell’esperimento non era dovuto a problemi HW o d’impostazione del SW, ma ad altri fattori, considerai la cosa come esperienza positiva acquisita, utile per il futuro.

QL Agente

Ed in effetti cosi’ é stato. Quando iniziai la mia attività come agente di commercio, il QL e l’esperienza di programmazione SuperBasic, mi tornarono di nuovo utili. Una parte importante del lavoro sul Gestionale Vendite riguardava la creazione e manipolazione di diversi file di dati che dovevano essere correlati fra loro per andare a costituire ogni ordine, immagazzinato a sua volta in un archivio storico successivamente consultabile.
Per creare e mantenere aggiornati questi files dovetti scrivere un programma di gestione di basi dati sempre in SuperBasic ed il Toolkit II in questo mi fu d’aiuto. Il ToolKit II di Tebby offre una serie completa di comandi per la gestione ed il controllo dei files. Non ho scritto certo FileMaker, ma quelle estensioni al SuperBasic mi hanno permesso di creare un programma in grado di gestire in maniera dignitosa files ad albero. Quel “motore di ricerca e gestione data-base” l’ho quindi vestito con una diversa interfaccia grafica ed usato per alcuni anni per programmare e tenere sotto controllo le visite ai miei clienti. Posso dire che fino al 1996 mi sono guadagnato il pane anche grazie al QL.
Nel frattempo la storia stava cambiando. Andando con una certa frequenza a Torino alla Spem del Masoero Guido, già da un po vedevo dal vivo i computer Acorn che lui vendeva rimanendone affascinato. Dal 1991 al QL ho affiancato prima un Acorn Archimedes 310 preso di seconda mano, poi sostituito nel 1997 da un Risc PC nuovo. Nel 1996, avendo maturato l’esigenza di avere il computer con me durante il giorno per lavoro anche mentre ero dai clienti e non potendo portarmi appresso il QL ( ma sopratutto non essendo interessato a comprare un PC ) in quell’anno ho preso il mio primo Mac portatile ( un PowerBook 190 CS )  con Filemaker annesso.

Com’è andata a finire

All fine di questo lungo racconto, che copre tutto l’arco di tempo nel quale ho effettivamente usato con profitto il QL, la cosa buffa é che dal volerlo usare per fare video, il QL è diventato il soggetto dei miei video. Sia direttamente che indirettamente. Direttamente perché di diversi lavori che ho fatto ho registrato dal QL su videocassetta dei demo ( compreso quello del gestionale del 1990 ), oppure catturando immagini attraverso il Digitalizzatore video della Spem. Indirettamente perché poi ho iniziato con la registrazione dei video di tutti i Meeting italiani.
Nel giugno del 1989 acquistai la mia prima telecamera, una VHS full size della quale in tanti si ricordano. Il primo Meeting di Gardone Riviera lo avrei potuto filmare, ma come ho già avuto occasione di dire, Masoero che avevo conosciuto a luglio, “manco’ ” di avvisarmi di quel primo raduno di settembre del quale venni a conoscenza due mesi dopo che ebbe luogo. Nel 1990 in occasione del secondo Meeting QL non persi pero’ l’appuntamento, e da li é partito il mio contributo filmato al mondo QListico.

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